CAORLINA

Classica barca da trasporto lagunare, probabilmente originaria da Caorle. Per le sue grandi capacità di carico è tuttora usata a remi o a motore; con essa si pratica anche un particolare tipo di pesca, detta a seragia. In regata viene vogata da sei regatanti, anche se la prima volta che venne utilizzata, nella Regata Storica del 2.9.1951, fu vogata da cinque rematori. Le sue misure, se utilizzata in regata, sono le seguenti:
Lunghezza fuori tutto m. 9,00 Larghezza fuori tutto m. 1,56 Larghezza del fondo m. 1,18 Altezza alla mezzabarca m. 0,56 Pesoq. 3.80 circa.


GONDOLINO

Barca velocissima e di grande difficoltà, nata ed usata esclusivamente per la Regata Storica; come già detto fece la sua prima apparizione in gara nel 1925. La sua forma è tratta dalla gondola e le sue attuali misure sono le seguenti:
Lunghezza fuori tutto m. 10,50 Larghezza fuori tutto m. 1,10 Larghezza del fondo m. 0,65 Altezza alla mezzabarca m. 0,36 Peso q. 1.60 circa.


GONDOLA

È il simbolo di Venezia, nota universalmente, tanto che non ci pare il caso di aggiungere una riga all'enore, ed ottime, pubblicazioni che le sono state dedicate. Ci limitiamo a dire che le gondole da regata, a differenza di quelle tradizionali, sono in compensato marino, più strette e più leggere, con due aperture nella poppa, per offrire meno presa al vento. In regata può venir vogata da uno, due, quattro vogatori. Le sue misure sono le seguenti: Lunghezza fuori tutto m. 11,00 Larghezza fuori tutto m. 1,37 Larghezza del fondo m. 0,96 Altezza alla mezzabarca m. 0,52 Peso q. 3.20 circa.


PUPPARINO

Imbarcazione da diporto, usata un tempo come barca di casada in alternativa alla gondola. Deve il nome alla forma slanciata della poppa, su cui si colloca il vogatore. E la barca più usata per le regate, a uno o due vogatori. Le sue attuali misure sono le seguenti: Lunghezza fuori tutto m. 10,20 Larghezza fuori tutto m. 1.25 Larghezza del fondo m. 0,85 Altezza alla mezzabarca m. 0.41 Peso q. 2.00 circa.


FORCOLE

Le forcole
La forcola è la scalmiera su cui si appoggia il remo. Una sperimentazione di
secoli l'ha prodotta quale oggi la conosciamo, quasi una mirabile scultura
lignea, nella quale però ogni forma, ogni curva, ogni spigolo ha la sua precisa
funzione. Basti pensare che nella forcola da pope della gondola vi sono
almeno 8 punti d'appoggio per il remo.
Il legno nel quale viene intagliata è preferibilmente il noce, che la tradizione
ci indica come il più adatto e pregiato. Consuma poco il remo e,
opportunamente stagionato per circa sei mesi, si conserva ottimamente.
Un altro buonissimo legno per la costruzione delle forcole è il pero. Come ci
ha spiegato G. Carli (i ) esso ha le venature di durezza quasi uguale, per cui si
scalina poco: per tal ragione anch'esso non consuma molto il remo, ma se non
è perfettamente stagionato per almeno un anno può segnarsi o screpolarsi
con una certa facilità.
Un terzo buon legno spesso usato è il ciliegio, ma è meno pregiato dei primi
due.
Ogni barca richiede particolari tipi di forcole. Qui di seguito descriveremo
brevemente, con foto e misure medie, quelle comunemente usate sulle
barche da regata.

Sono e nella pagina ingiunte:
La forcola da pope Un gondola olire 5 punti
d'appoggio per il remo.
1 - avviamento:
2 - vogata corta nell'incrocìare un'altra imbarcaizione:

3 - curva brusca a sinistra:

4 - vogata normale;


Forcole da pope
Gondola: La forcola da pope da gondola è alta dai 52 ai 60 cm. dalla base alla testa, mentre il piede, largo 14cm. è spesso dai 5,2 ai 5,5, ne misura circa una trentina. La sua bellezza semplice e lineare rischia di far passare in second'ordine le sue funzioni, che sono molteplici.
Gondolino: La sua altezza, dalla base alla testa, varia da un minimo di 62 ad un massimo di 67 cm. Come si vede è più alta e più leggera di quella da gondola, ed ha anche meno zanca. Per tali ragioni non può ovviamente assolvere a tutte le funzioni della prima. Il piede non misura in lunghezza più di 23, 25 cm,, mentre ognuno ne regola larghezza e spessore secondo le proprie esigenze di voga. Ciò vale in generale per tutte le forcole da regata. Si noti come il gambo della forcola del gondolino sia più in dentro di quello del pupparino, pur avendo più zanca, e come ciò chiami più in barca la forcola.
Pupparino: È simile a quella del gondolino, ma più bassa (min. 58, max. 62 cm.) e robusta, eleggermente meno a gomito. II piede misura in lunghezza una trentina di cm.
Mascareta: È a due morsi, alta tra i 38 e i 40 cm. Il piede misura 25 cm.
Caorlina: Anch'essa ha due morsi, ma è piatta. È alta tra i 48 e i 52 cm., ed il piede ne misura 30.
Sondolo: È a due morsi, simile a quella da mascareta, com'essa alta intorno ai 40 cm. Il piede misura 27 cm.

5  - siada.
6  - spostamento laterale a destra;
7  - voga all'indielro:
S - rallentamento o curva brusca a destra, quasi una rotazione sul posto


Forcole da prua
Gondola: È alta 11 cm., ed è inclinata all'esterno in modo da avere il morso in fuori tra i 3 ed i 6 cm. Il piede misura circa 30 cm., e queste misure valgono anche per la forcola da sentina.
Gondolino: Forse la più bella tra le forcole da prua: alta dai 24ai 27 cm., con una zanca molto marcata, almeno 20 cm., che porta la testa, diritta, 7 cm. fuori dall'imbarcazione. Il piede, corto, misura poco più di una ventina di cm.
Pupparìno: È la forcola più difficile da fare, perché, pur essendo alta non più di 17 cm., ha il morso in fuori di almeno 4,5 cm. Il piede misura una trentina dicm.
Mascareta: Alla tra i 24 ed i 26 cm., assomiglia a quella del gondolino, pur avendo la testa meno in fuori (min. 3 cm. '/3;max.4cm. '/j). Il piede misura circa 25 cm.
Sandolo: Con una leggera zanca, è alta tra i 30 e i 32 cm., mentre il piede ne misura 27.
Caorlina: È alta 16 cm., ed in fuori di 3. Il piede misura 27 cm. Forcole da lai
Gondola: È alta 33 cm., ed in fuori di circa4cm. Vi. Il piede ne misura30 Caorlina: la forcola da lai ha le stesse misure di quella di prua. Sandolo: Alta almeno 37 cm., il piede ne misura 27.

I REMI


Il remo veneziano si distingue immediatamente da altri tipi di remo per avere la pala piatta e non a cucchiaio, e per non avere manicotti che lo fissino alla scalmiera. Per la funzione di timone che deve anche svolgere, e per la strettezza della maggioranza dei canali, deve infatti potersi sfilare con la massima facilità dalla forcola, il cui morso è quindi aperto.
Un tempo tutti i remi venivano costruiti in faggio, pastoso e resistente, ma ora, per la difficoltà di trovarne di veramente buono, si tende a farli in ramino, ottimo legno, di importazione, duro e scarsamente cedevole, che però si usura con una certa facilità, e che perciò richiede un'attenta manutenzione. Per i remi da regata, veri strumenti di precisione, si usa però ancora adesso per quanto possibile il faggio iugoslavo. II remo è composto attualmente da tre parti: il corpo vero e proprio, e due assicelle sempre in faggio, i coltelli, che si applicano in pala. La loro funzione, oltre che di permettere la distinzione del remo da prua da quello da poppa, (i) è di mantenere diritta la pala, impedendo che col tempo si fletta verso l'alto o verso il basso.
La pala è piatta da una parte, e sagomata a spigolo, dall'altra, quella che nella vogata rimane sempre rivolta verso l'alto, e che, immersa, fa forza nell'acqua. Anche questo spigolo consente di distinguere il remo da prua da quello da poppa, (2) ma la sua funzione è quella di rendere più scorrevole e redditizia la vogata.
Ogni barca richiede differenti misure di remi. Diamo qui di seguito le misure medie di quelli che vengono usati sulle barche da regata; un regatante esperto potrà anche usare remi di misura diverse, ma il principiante farà bene, per quanto possibile, ad altenertivi.

 

 

 

(1)1 due collelli non sono uguali. A spigolo verso l'alio il coltello più corto va immerso per primo, e ciò impone l'uso del remo a destra, pope, o a sinistra, prua, della barca.
(2) Lo spigolo non divìde la pala in due sezioni uguali. La sezione più stretta va immersa per prima, e ciò impone, per le medesime ragioni della nota precedente, l'uso del remo o di prua o di poppa.
(3) È l'unico caso in cui il remo da pope e più cono di quello da prua.

LA TECNICA DI VOGA


Iniziarne il paragrafo con delle considerazioni generali, perché sia subito chiaro che cosa vi si possa trovare, e cosa no.
A nostro giudizio, confortato dal parere di tanti campioni, è dubbio che nella voga alla veneta si possa parlare di una tecnica di base, comune per tutti, che non sia puramente elementare. La remata è estremamente complessa, soprattutto nella sua manifestazione esasperata che è la regata, e nessuno dei grandi campioni che tutti conosciamo, all'infuori, ripetiamo, del gesto generalissimo, possiede uno stile immediatamente assimilabile con quello degli altri. Ognuno di loro è caratterizzato da una tecnica di voga particolare, che lo rende immediatamente riconoscibile anche all'occhio meno esercitato, e che è espressione dell'uomo nella sua interezza: della struttura fisica così come delle doti intellettuali, carattere ed esperienza, che rendono il gesto squisitamente individuale.
Questo opuscolo non insegna quindi a vogare come Bepi o come Ciuci, come Crea o come Palmiro, che pure vi compaiono a titolo d'esempio; non per questo è inutile, o non insegna nulla. Il campione, spiegando la vogata, ci offre tutta una serie di considerazioni che costituiscono il suo bagaglio d'esperienza, della quale possiamo far tesoro. Come ogni mano che copi una frase userà una grafia diversa, senza per questo modificare assolutamente il senso di quel che scrive, così lo stile del campione sarà solo una diversa interpretazione delle medesime esigenze di fondo. Il conoscerle, cioè sapere in altre parole quali sono i problemi da risolvere per ottenere la massima resa dell'imbarcazione, quale che sia poi la soluzione prescelta, è già una prima, importante acquisizione, che questo opuscolo può facilitare. Le foto che accompagnano il testo non aspirano quindi ad un valore assoluto, né lo potrebbero, ma posseggono anch'esse gli stessi limiti della pagina scritta, di cui sono solo un'immediata esemplificazione. Per queste ragioni abbiamo scartato l'idea di porre a tutti i campioni interpellati le stesse domande, per poi trarre dalle loro risposte gli elementi comuni: più che un atto di presunzione avremmo compiuto un vero e proprio errore, spacciando per tecnica di voga un'astrazione inesistente. Abbiamo invece preferito che ogni campione contribuisse esclusivamente ad una singola sezione, limitando il suo intervento a quell'aspetto della voga per il quale l'opinione comune lo ritiene maggiormente competente. Questa può anche sbagliare, e noi con essa, ciononostante abbiamo scelto Giaci per la vogata di prua e per quella in gondola a un remo, Bepi per quella di poppa, Palmiro e Crea per la tecnica dell'assetto dell'imbarcazione. Nadia Dona e Rosella Busato, Lucia Paoli e Giovanna Della Toffola ci parleranno della voga femminile.
La scelta è parziale, e senz'altro scontenterà qualcuno, lettore o regatante. Ce ne scusiamo fin d'ora; ma abbiamo voluto limitarci ai campioni degli ultimi anni, quelli più noti alle generazioni cui questo lavoro intende rivolgersi; e tra questi coloro che godono della maggior considerazione, anche per i risultati conseguiti, sono proprio quelli citati. Infine questo opuscolo presuppone in chi lo legge almeno le nozioni generali sul come si voga. Non intende cioè insegnare a remare ai principianti, per i quali nulla potrà sostituire un buon maestro, anche se costoro, guardando soprattutto alle foto ed ai disegni, vi potranno ugualmente trovare molto da imparare. Intende invece fornire le nozioni prime ed elementari per affrontare il mondo delle regate a chi possiede già un minimo di capacità; quelle stesse nozioni che ognuno potrebbe raccogliere interrogando i grandi campioni, che sono la fonte migliore. Ma non tutti hanno la fortuna di conoscerne, le occasioni di parlare con loro non sono molte, le domande tante, e spesso ingenue: solo l'esperienza infatti, che elimina i finti problemi e mette di fronte a quelli veri, aiuta a riconoscere le reali difficoltà. Abbiamo pensato a questo lavoro proprio per indicarle a chi non ha esperienza, per facilitare i primi passi. Nessuno imparerà uno sport, vincerà una regata, solo per aver letto un libro, ma se questo insegna cosa e dove guardare, come osservare i campioni, come osservarsi, il suo compito è raggiunto.

II Proviere
Affrontiamo ora con Ciaci l'analisi del proviere, il vero motore della barca. Con quest'affermazione abbiamo già chiarito quale sia il suo compito, e quali debbano essere le sue doti principali: la forza e soprattutto la resistenza. Sulla prima c'è poco da dire; la seconda è sì un dato fisico, aumentabile come la prima con un buon allenamento, ma è anche il frutto di una forte volontà:
orgoglio, desiderio di vittoria e non d'altro, insensibilità al dolore, rabbia,
cattiveria anche contro se stessi, lutto deve concorrere a formarla, e portare a
molliplicare le forze, soprattutto nei momenti difficili.
La tecnica di voga deve essere la manifestazione di tutto ciò: il busto sempre
in attacco, sopra il remo, senza un attimo dì rilassamento; l'impugnatura che
ne fa quasi un tutt'uno col vogatore: né troppo larga, né troppo stretta,
appena leggermente più ampia della larghezza delle spalle, in modo da
consentire alle braccia la più libera agilità. Il remo, spinto da entrambi gli
arti, ma soprattutto dal braccio ìnlerno, col gomiio sempre aderente al
corpo, deve venir impalato immediatamente, in modo da scaricare subito
nell'acqua il peso del busto e la spinta delle gambe.
L'apertura di queste - il compasso - mai eccessiva, sarà comunque
proporzionata alla statura del vogatore. Il piede destro sarà posto all'altezza
della base della forcola, in linea con l'asse della barca, appoggiato per quanto
possibile al bordo esterno, (i)
II piede sinistro, generalmente in linea col primo, nella cavala sarà
appoggiato con la punta sulla parte superiore della pedana<2). il pontapie, in
modo da tenere il corpo in attacco per facilitare la vogata svelta, quasi solo di
braccia, necessaria per acquistare velocità alla partenza e conquistare la
posizione.
Quando poi si prenderà la vogata dipasso, il piede scenderà ad appoggiarsi
tra pedana e pagiot, in modo da consentire una vogata più lunga e distesa, ma
sempre agile e rapida.
In tutte le fasi il peso del corpo dovrà scaricarsi per quanto possibile sulla
gamba anteriore, per non fermare la barca nel ritomo. La spìnta invece
nascerà da quella posteriore caricata senza esagerazione mediante un
molleggio combinato dell'anca, del ginocchio e della caviglia. Il calcagno
posteriore dovrebbe restare sempre sollevato e pesare il meno possibile sulla
pedana.
Ora, scomponendo la vogata di Giaci nelle sue varie fasi mediante una
sequenza fotografica, cercheremo di illustrare meglio quanto detto finora.
Chiameremo attacco il momento immediatamente precedente la
passata, che è la fase attiva di spinta, finale il momento in cui questa
cessa, e ritorno la fase di recupero, che riporta all'inizio del ciclo.
Nelle prime due foto della sequenza (a-l/b-1) che illustrano da due diverse
prospettive la medesima fase di voga, vediamo appunto Giaci al momento
dell'attacco: istante delicatissimo perché una cattiva impostazione in
questa fase si ripercuote senza fallo in tutte le successive.
Osservatele contemporaneamente: la testa è eretta per facilitare la
respirazione, il busto, leggermente inclinato in avanti, già pesa sul remo. La
schiena è arcuata, e come compressa. Le spalle sono in tensione, l'esterna
ruotata indietro, per prendere più acqua col remo, l'interna più bassa, per
consentire la flessione del braccio. Il polso ha già iniziato, ruotando,
l'impalatura del remo.
Anche e bacino sono in asse con la barca; la gamba posteriore è caricata senza
forzature, il piede morbidamente appoggiato sulla pedana; quella anteriore,
mai totalmente distesa, concorre con la sua leggera flessione a reggere il peso
del corpo.


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REMIERA CASTEO
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